La recente notizia di cronaca proveniente dall'Abruzzo, relativa al tragico epilogo di un inseguimento, ha comprensibilmente scosso l'opinione pubblica. Di fronte alla perdita di una vita umana, il primo sentimento non può che essere di profondo rispetto e cordoglio per l'accaduto. Tuttavia, la successiva decisione delle autorità competenti di non procedere con l'iscrizione nel registro degli indagati per il carabiniere che si trovava alla guida della "gazzella" merita una riflessione attenta e, sotto molti aspetti, rassicurante.
Le Forze dell'Ordine, operano quotidianamente in contesti di estrema pressione, chiamati a prendere decisioni in frazioni di secondo per garantire la sicurezza della collettività. Quando si verifica un inseguimento, le variabili in gioco sono innumerevoli e spesso fuori dal controllo diretto degli operatori, i quali agiscono con il primario obiettivo di far rispettare la legge e fermare chi, in quel preciso momento, sta mettendo a rischio la sicurezza pubblica o si sta sottraendo a un controllo.
Apprendo, da agenzie di stampa nazionale, che il militare alla guida non sarà sottoposto a indagine rappresenta un segnale importante per l'intero comparto della sicurezza. È una decisione che, se fosse vera, accolgo con pacata soddisfazione, poiché testimonia una lucida e oggettiva comprensione, da parte degli organi inquirenti, delle complesse e concitate dinamiche operative in cui le Forze dell'Ordine sono costrette a muoversi. Spesso, l'apertura di un fascicolo di indagine, pur nascendo come un atto a garanzia di tutte le parti coinvolte, rischia di gravare pesantemente dal punto di vista psicologico e professionale su chi ha semplicemente fatto il proprio dovere in una situazione di emergenza.
Questa scelta non sminuisce in alcun modo la tragicità dell'evento, ma ripristina un necessario equilibrio giuridico e morale. Conferma implicitamente che il carabiniere ha operato nel rispetto delle procedure, all'interno dei limiti imposti dal suo ruolo istituzionale. È fondamentale, per la tenuta del nostro sistema democratico, che chi veste una divisa si senta adeguatamente tutelato dallo Stato che serve, specialmente quando le conseguenze di un intervento sul campo sfociano in eventi drammatici e assolutamente non voluti.
In un'epoca in cui le azioni delle Forze dell'Ordine sono costantemente sotto i riflettori e spesso soggette a critiche preventive, questa notizia ci rincuora. Ci ricorda l'importanza di valutare i fatti con oggettività, senza cedere a giudizi sommari. Esprimo quindi un sincero sentimento di sollievo per il militare coinvolto, augurando che possa continuare a svolgere il suo prezioso servizio a tutela dei cittadini con la stessa dedizione di sempre, sapendo che le Istituzioni sanno riconoscere, valutare e tutelare la correttezza del suo difficile operato.
Antonio Sebastiani

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