Antonio Sebastiani

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Caso Cucchi: L’assoluzione del Colonnello Sabatino e il dovere di rispettare la verità giudiziaria

Caso Cucchi: L’assoluzione del Colonnello Sabatino e il dovere di rispettare la verità giudiziaria

La parola "fine" è stata finalmente scritta su uno dei capitoli più dibattuti del filone d'indagine "Cucchi ter". La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il Colonnello Lorenzo Sabatino, accusato di depistaggio, stabilendo con formula piena che "il fatto non sussiste". Una sentenza che non lascia spazio a interpretazioni: l’ufficiale dell’Arma ha operato correttamente, e le accuse che per anni hanno pesato sulla sua carriera e sulla sua immagine si sono rivelate infondate.

Oltre la narrazione mediatica

Per anni, il caso Cucchi è stato terreno di scontro non solo nelle aule di tribunale, ma soprattutto sui media e nei talk show. Se da un lato è sacrosanto che la giustizia faccia il suo corso per accertare le responsabilità individuali — e i colpevoli del pestaggio sono già stati condannati con sentenze passate in giudicato — dall'altro assistiamo troppo spesso a una ricerca spasmodica di nuovi colpevoli, quasi a voler alimentare una gogna mediatica infinita contro le istituzioni.

L'assoluzione di Sabatino ci ricorda che la giustizia non si fa con i sentimenti o con le campagne social, ma con le prove. Il Colonnello, che aveva coraggiosamente rinunciato alla prescrizione per ottenere un’assoluzione nel merito, ha visto riconosciuta la propria integrità.

Il limite della strumentalizzazione

Non si può non notare come, puntualmente, ogni sentenza che non ricalchi il desiderio di vendetta sociale venga accolta con freddezza o, peggio, con tentativi di delegittimazione. Figure come Ilaria Cucchi, pur nel rispetto del dolore per la tragica perdita del fratello, sembrano talvolta scivolare in una strumentalizzazione costante della vicenda. Cercare colpevoli "a ogni costo", anche laddove i giudici dichiarano l'innocenza, rischia di trasformare una battaglia per la verità in una persecuzione contro la divisa.

Rispettare le sentenze significa accettarle sempre: sia quando condannano, sia quando scagionano. Non è accettabile che un’assoluzione con formula piena venga ignorata o minimizzata solo perché non funzionale a una determinata narrazione politica o mediatica.

Giustizia è fatta, ora silenzio

Il verdetto della Cassazione restituisce onore a un servitore dello Stato. È giunto il momento che il dibattito pubblico si plachi e che si riconosca il confine invalicabile tra il legittimo desiderio di giustizia di una famiglia e il diritto di un imputato a non essere trasformato in un capro espiatorio. Le sentenze vanno rispettate da tutti, senza "se" e senza "ma".

Antonio Sebastiani

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