Le polemiche intorno al discorso del Generale Pietro Oresta tenuto alla Scuola Marescialli di Firenze nascono dal suo messaggio “non convenzionale”, che pone al centro il benessere psicofisico dei carabinieri e dei loro familiari. Le sue parole — “il vostro benessere… è superiore a qualunque istruzione o procedura” e “aiutare un anziano ad attraversare la strada ha più impatto di trovare 300 tonnellate di cocaina e arrestare 20 persone” — sono state apprezzate dalla base e dai sindacati militari, ma considerate “troppo morbide” dai vertici dell’Arma.
Subito dopo la cerimonia, il generale è stato rimosso dall’incarico entro 48–72 ore, suscitando sospetti sulla natura “punitiva” del provvedimento, piuttosto che un normale avvicendamento. Da una parte, alcuni sindacati lo difendono, lodando la sua attenzione all’umanità e definendolo “un comandante umano” e “intellettualmente onesto”, dall’altra, l’Arma — richiamata dai vertici — ha sottolineato il peso imprescindibile della disciplina: “È la forza silenziosa che regola l’agire…dovere morale e fedeltà assoluta”
Il mio punto di vista
Il discorso di Oresta tocca un tema cruciale: in ambienti gerarchici come le forze dell’ordine, il benessere individuale – mentale, fisico – non può essere messo in secondo piano. Eventi tragici come il suicidio dell’allieva di Firenze sostengono la necessità di un approccio più umano. Contemporaneamente, è comprensibile che l’Arma voglia evitare derive in cui la disciplina venga percepita come opzionale o secondaria.
Trovo che il “caso Oresta” sia un segnale importante: l’istituzione è chiamata a trovare un equilibrio più efficace. Non si tratta di sciogliere la gerarchia, ma di integrare un’attenzione reale e strutturata al benessere del personale. Solo così si potrà davvero garantire un supporto duraturo — oltre la retorica del sacrificio — senza compromettere l’efficacia operativa o l’unità del corpo.
Dal mio punto di vista auspico che si prenda spunto da quanto accaduto per un Maggior dibattito interno: l'Arma potrebbe avviare riflessioni su programmi a favore della salute mentale dei carabinieri. Possibili cambiamenti operativi o formativi nelle scuole di formazione per inserire training sul benessere personale. Maggiore sensibilità in comunicazione e gestione: migliorare la trasparenza su provvedimenti come l’eventuale rimozione di ufficiali per contenuti controversi.
In sintesi, l’episodio apre riflessioni vere su salute mentale, disciplina e comando: non è una questione di opposti, ma di convivenza efficace. E tu, che ne pensi? Pensi che l’attenzione al benessere personale possa davvero convivere con la disciplina militare?

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