Antonio Sebastiani

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RINNOVO-CONTRATTO-comparto difesa Carabinieri 2026

Il Paradosso della Sicurezza: Perché il Nuovo Contratto dei Carabinieri è un Caso Nazionale

In queste ore l’attenzione di tutto il Comparto Difesa e Sicurezza è rivolta ai palazzi romani dove, proprio ieri 4 marzo, si è tenuto il secondo tavolo tecnico per il rinnovo contrattuale. A rappresentare le istanze di migliaia di colleghi era presente la delegazione dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC), guidata dal Segretario Generale Antonio Tarallo.

Come dirigente sindacale di questa Organizzazione, sento il dovere di intervenire per ribadire la mia totale e incondizionata condivisione della linea espressa dal nostro Segretario. Le sue parole non sono solo una dichiarazione d’intenti, ma il grido di chi non è più disposto ad accettare che la sicurezza degli italiani venga ridotta a una mera voce di bilancio da limare al ribasso.

Un approccio "ragionieristico" che offende la dignità

La percezione della sicurezza pubblica, per il cittadino comune, è spesso un concetto astratto. Eppure, quel senso di protezione poggia interamente sulle spalle di chi indossa un’uniforme, affrontando quotidianamente rischi e pesanti responsabilità. La domanda che l'USIC pone con forza alla politica è brutale: la sicurezza è ancora una priorità strategica per questo Paese?

Dall'analisi tecnica delle risorse stanziate emerge un dato allarmante. Sebbene i fondi rispettino formalmente i parametri inflattivi, ci troviamo di fronte a un approccio meramente "ragionieristico" che maschera una stagnazione reale. Rispettare l'inflazione sulla carta non significa garantire la dignità economica; significa, nel migliore dei casi, galleggiare mentre il potere d’acquisto delle famiglie dei Carabinieri affonda.

Il vero paradosso, sollevato con fermezza dalla nostra delegazione, risiede in un dettaglio inaccettabile: gli aumenti e gli arretrati previsti in questa tornata sono inferiori a quelli concordati nel contratto precedente. Siamo di fronte a una regressione sistematica che mina il morale di chi deve garantire l'ordine pubblico.

La "Specificità" al centro della contesa

Per l’USIC, e per me che ne sposo la causa ogni giorno sul territorio, la valorizzazione professionale non può passare solo attraverso l'adeguamento dello stipendio base. Il fulcro della nostra battaglia è la "specificità" del ruolo militare.

Senza uno stanziamento dedicato e consistente per la specificità, il contratto rimane un guscio vuoto, incapace di rispondere ai turni logoranti e alle responsabilità operative che la vita in divisa impone. La posizione espressa da Antonio Tarallo è stata netta: l’USIC è pronta a ostacolare il prosieguo delle trattative in ogni sede qualora mancassero queste garanzie.

Oltre lo stipendio: Welfare e Diritti Sindacali

Una gestione moderna della sicurezza non può prescindere da una riforma organica. La delegazione USIC ha chiarito che il tavolo negoziale deve trasformarsi in un laboratorio di riforma su due fronti:

  1. Welfare Militare: per fornire tutele concrete e moderne alle famiglie degli operatori.

  2. Riforma Sindacale (ex Legge 46/2022): pilastro necessario per costruire una "sindacalizzazione reale ed efficace".

Un cambio di paradigma necessario

L’intervento di Antonio Tarallo ha elevato il livello del dibattito, ricordando al Governo che la tutela dei diritti dei Carabinieri è la precondizione per la tenuta del sistema sicurezza nel suo complesso. Come dirigente sindacale, sottoscrivo ogni virgola della sua nota ufficiale: non chiediamo assistenza, ma il riconoscimento di un valore che l’Italia non può permettersi di ignorare.

È davvero sostenibile per l'Italia un modello di sicurezza che risparmia proprio sulle vite e sulla dignità di chi quella sicurezza deve garantirla ogni giorno, h24, nelle strade del Paese? La risposta dell'USIC è un "no" che non ammette repliche.

Antonio Sebastiani - Dirigente Sindacale USIC

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