La recente notizia di cronaca proveniente dalla stazione di Roma Termini lascia l'amaro in bocca e suscita un profondo senso di indignazione. Un ammanco clamoroso di oltre 184.000 euro presso il grande magazzino Coin ha portato alla luce, grazie alle indagini, un sistema di furti sistematici. Al centro della vicenda vi sarebbe una cassiera "infedele" che, rimuovendo l'antitaccheggio e alterando gli scontrini, avrebbe favorito decine di persone nel sottrarre vestiti, profumi di marca e accessori assortiti. Il dato più sconcertante di questa inchiesta, che vede coinvolte decine di persone, è la presenza tra gli indagati di ben 21 appartenenti alle forze dell'ordine, tra poliziotti e carabinieri.
Di fronte a un quadro accusatorio di questo tipo, è doveroso stigmatizzare con la massima fermezza i comportamenti dei soggetti coinvolti. La gravità dei fatti non risiede soltanto nel valore economico della merce sottratta, ma soprattutto nel tradimento del patto di fiducia che lega i cittadini alle istituzioni. Chi indossa una divisa ha giurato di difendere la legge, di proteggere la comunità e di prevenire i reati, non certo di rendersi complice di squallidi e reiterati furti per accaparrarsi una giacca firmata o un cosmetico a costo zero. Questo mercimonio strisciante, fatto di borse nascoste in armadi e operazioni di cassa fittizie, offende profondamente la morale pubblica e getta un'ombra inaccettabile su chi dovrebbe rappresentare un esempio di rettitudine per tutta la società.
Pertanto, è assolutamente giusto e sacrosanto che chi ha sbagliato paghi. Qualora le accuse venissero confermate in sede processuale, le sanzioni, sia penali che disciplinari, dovranno essere esemplari. Il rigore della legge deve colpire con estrema severità chi, abusando del proprio ruolo, sceglie di delinquere. Non possono esserci sconti, ammiccamenti o insabbiamenti per chi sceglie di infangare lo Stato e l'uniforme.
Al tempo stesso, però, è fondamentale mantenere la lucidità e non cedere alla facile e pericolosa tentazione di fare di tutta l'erba un fascio. Questo episodio, per quanto deplorevole e vergognoso, non può e non deve essere in alcun modo strumentalizzato per lanciare campagne denigratorie contro le forze dell'ordine nel loro complesso. Utilizzare il comportamento scorretto e criminale di poche "mele marce" per screditare intere istituzioni come la Polizia di Stato o l'Arma dei Carabinieri sarebbe un errore imperdonabile, oltre che una profonda ingiustizia.
La verità, che non va mai dimenticata né taciuta, è che la stragrande maggioranza degli appartenenti alle forze dell'ordine lavora onestamente e con abnegazione tutti i giorni. Parliamo di uomini e donne che affrontano turni massacranti, spesso in condizioni operative difficili e con retribuzioni non sempre adeguate ai rischi che corrono. Proprio in un luogo complesso, caotico e nevralgico come la stazione di Roma Termini, centinaia di agenti e militari garantiscono la sicurezza dei viaggiatori, intervenendo in situazioni di pericolo reale e mettendo a repentaglio la propria incolumità.
La loro dedizione, il loro sacrificio e la loro incrollabile integrità non possono in alcun modo essere cancellati o sminuiti dalle colpe di una minoranza infedele. Anzi, punire severamente i colpevoli di questo scandalo è il modo migliore, e l'unico possibile, per tutelare l'onore, la dignità e l'immenso lavoro quotidiano di tutti quei poliziotti e carabinieri che onorano la divisa che indossano, restando il baluardo fondamentale della nostra convivenza civile.

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