Se le ferite fisiche riportate dai Carabinieri la sera del 15 aprile nel quartiere Arcella a Padova avranno bisogno di giorni per guarire, c'è un'altra ferita, più profonda e insidiosa, che si sta aprendo in queste ore: quella inferta dalla menzogna. Suscita infatti un'immensa e sincera delusione leggere le recenti esternazioni provenienti dai componenti del centro sociale Pedro. Dichiarazioni che tentano, in modo maldestro ma calcolato, di operare un vero e proprio ribaltamento della realtà, dipingendo i militari intervenuti non come tutori dell'ordine, ma addirittura come aggressori.
Di fronte a una simile strategia comunicativa, il sentimento prevalente non può che essere lo sconcerto. È del tutto evidente il tentativo di trasformare una legittima e doverosa operazione di servizio in uno squallido strumento di propaganda politica. Alterare la dinamica degli eventi per screditare la serietà dei militari coinvolti è un atto di sciacallaggio informativo che non fa onore a chi si riempie la bocca di concetti come "verità" e "giustizia".
Le forze dell'ordine non sono attori sul palcoscenico della politica. Le donne e gli uomini in divisa che pattugliano le nostre strade di notte non hanno tessere di partito nel taschino, né agiscono mossi da pregiudizi ideologici: cercano, molto semplicemente, di fare bene il proprio dovere. Il loro unico obiettivo è garantire la sicurezza collettiva, e lo fanno a prescindere da chi si trovano di fronte.
A dar voce a questa profonda indignazione è intervenuta anche l'USIC (Unione Sindacale Italiana Carabinieri) del Veneto, che ha espresso in un duro comunicato tutto il proprio sdegno per la situazione. Il sindacato ha ricordato come, durante quella difficile serata, i militari abbiano affrontato "uno scenario di criticità estrema con una lucidità impeccabile".
Diffondere una versione dei fatti diametralmente opposta al vero, sottolinea giustamente l'USIC, non è solo una falsità, ma costituisce un vero e proprio attacco alla stabilità sociale. Questo inaccettabile ribaltamento dei ruoli, in cui si accusano le forze dell'ordine per legittimare la violenza di gruppo, produce effetti devastanti per l'intera comunità:
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Alimenta l'ostilità verso lo Stato: Creando un clima di tensione artificiale che non porta alcun beneficio ai cittadini.
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Logora le fondamenta della convivenza civile: Mettendo in discussione il principio basilare di legalità.
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Incentiva il disprezzo per le regole: Sminuendo e infangando chi, con abnegazione e dedizione quotidiana, ne assicura il rispetto.
L'aspetto più inquietante di tutta questa vicenda è la presunzione di chi crede di potersi erigere a giudice supremo della strada. Come ha ribadito con forza il sindacato dei Carabinieri, "nessuno può arrogarsi il diritto di emettere sentenze sommarie per infangare il prestigio di chi opera al servizio delle istituzioni democratiche". Le dichiarazioni politicizzate del centro sociale Pedro cercano di creare un tribunale mediatico di parte, ma in uno Stato di diritto le cose funzionano diversamente.
La tutela della verità storica e professionale è una priorità assoluta e, in una democrazia matura, spetta esclusivamente alla Magistratura esaminare i fatti, raccogliere le prove e accertare le reali responsabilità. Nessun comunicato politicizzato, per quanto urlato e diffuso in rete, potrà mai cancellare l'impegno, il sacrificio e l'onore di chi ogni giorno indossa una divisa per proteggere la nostra comunità. È tempo di dire basta a queste speculazioni e di mostrare rispetto per chi lavora per la nostra sicurezza.
Antonio Sebastiani

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